Time to (design) think!

La Generazione Z è la prima generazione nata in un mondo già digitalmente sviluppato, al contrario dei Millennials, che hanno vissuto la fine del vecchio mondo e la nascita di internet e del digitale quando erano già grandi nella metà degli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000. La Gen Z vive il mondo virtuale come parte integrante della realtà che li circonda, in particolare a partire dai social media. Per questo motivo, in questo articolo ci siamo chiesti: in che modo gli appartenenti a questa generazione usano i social network?

Ormai la vera sfida delle piattaforme social è riuscire a trovare una propria identità e utilità, per cercare di non risultare una mera copia e di non essere abbandonate velocemente. Ogni social ha il suo target generazionale e ogni generazione ha i suoi social di riferimento, e su questo la Generazione Z non fa eccezione. Di seguito, un excursus tra i principali social e il loro utilizzo da parte della Gen Z.

Facebook

Il primo sito che ha veramente fatto iniziare l’era dei social network odierni. Ne esistevano alcuni già prima, come per esempio Myspace o ancora prima LinkedIn, ma l’era del social network di massa è innegabile che sboccia con la creatura di Mark Zuckerberg. Se all’inizio Facebook era rivolto alla comunità universitaria per mettersi in contatto, quindi indirizzato alla generazione dei Millennials, si è presto espanso tra tutte le generazioni, superando talvolta i Baby Boomers e raggiungendo addirittura anche qualche esponente della Generazione Silenziosa (nati tra il 1928 e il 1945). La Generazione Z quando Facebook nacque era esclusa dall’iscrizione, essendo troppo giovane per poterlo utilizzare, e vi è dunque approdata dopo. Ma questa storia d’amore tormentata non è finita come “Le pagine della nostra vita”, con un amore che supera tutti gli ostacoli, ma ricorda più “Kramer contro Kramer”, un tragico divorzio, con una punta d’affetto che rimane nonostante tutto. La generazione che va dal 1995 al 2011 oggi utilizza scarsamente questo social, preferendone altri, soprattutto Instagram e TikTok, caratterizzati da un linguaggio più moderno e incalzante. Anche i Millennials, per quanto presenti su Facebook, sono migrati su altri social.

Instagram

Social fondamentale della Generazione Z, forse il più importante nel mondo della comunicazione digitale. Nato per condividere foto della propria vita, quasi come un album digitale, possiamo vedere un’assonanza con Pinterest, anche se sono molto diversi nella fruizione e nello sviluppo, ma connessi, tant’è che si possono collegare gli account. Ma Instagram aveva una caratteristica su tutti i social di massa che lo contraddistinse da tutti gli altri usciti precedentemente: era stato creato a misura di smartphone, nel 2010. Prima dell’acquisto da parte di Facebook nel 2012, era disponibile solo per dispositivi iOS. Se l’interfaccia degli altri social, da Facebook a Twitter a Pinterest, era focalizzata sul personal computer e la versione mobile era secondaria, Instagram ha permesso quello che molti auspicavano con l’arrivo degli smartphone: l’essere sempre connessi e avere la possibilità di condividere il proprio mondo e i momenti in diretta. La vera rivoluzione che ha reso Instagram il “social fondamentale” è, però, l’innovazione che ha inserito negli ultimi 10 anni, mettendo al centro le stories, i video, i reel (soprattutto prendendo spunto dal modello TikTok) e le live. Ormai Instagram non è più un social di fotografie ma abbina più media, arti e narrazioni, quasi da renderlo in un certo senso crossmediale. Ma il vero rivale di Instagram oggi viene dalla Cina. Ovviamente con furore.

TikTok

Il social dei giovani per eccellenza, punta su video non molto lunghi e ha eliminato lo “stigma” verso i video verticali, che venivano descritti precedentemente come amatoriali. TikTok, invece, ha permesso di creare contenuti video veloci, immediati, belli, che intrattengono. Viene premiata la velocità, spingendo a uno scroll costante verso nuovi contenuti. Negli ultimi anni TikTok ha permesso di alzare molto il limite del minutaggio, arrivando addirittura a 30 minuti, anche se forse contenuti troppo lunghi restano non ingaggianti per l’algoritmo e per gli utenti, per questo si può definire TikTok il social della rapidità, dove anche la componente delle live risulta centrale. Nonostante siano presenti molte restrizioni algoritmiche sui contenuti, molti streamer decidono di cercare fortuna su questo social. Una cosa fondamentale che va evidenziata è che per quanto la Generazione Z sia molto importante su TikTok, e in parte anche i Millennials, la vera generazione che vede come suo questo social è la Generazione Alpha (nati dopo il 2010), che ha cominciato ad approcciarsi al mondo social quando TikTok già esisteva e lo usano come mezzo di comunicazione principale. Fin da ragazzini molti hanno cominciato a creare, montare e pubblicare video, anche molto elaborati, eliminando quella barriera di know-how dell’audiovisivo che si creava solo con l’esperienza. Questo perché su TikTok non si caricano video con un linguaggio classico, ma con uno molto diverso, nuovo. Provocatoriamente possiamo affermare che c’è un linguaggio visivo pre-TikTok e uno post-TikTok.

YouTube

Il social che nonostante tutto continua a risultare sempre e comunque centrale nel panorama social odierno. La comunicazione digitale è sempre più composta da veloci meteore o da colossi d’argilla che pian piano crollano. YouTube, invece, forse per la sua struttura “rigida”, basata soprattutto sui video diversi da quelli di TikTok e Instagram, riesce comunque a sopravvivere. La durata dei contenuti è variabile e il formato consigliato è l’orizzontale. Tuttavia stanno aumentando i video in formato verticale, usati soprattutto nei tanto criticati e famosi short, che cercano di replicare il modello dei video su TikTok e dei reel, perfetti per essere visti sugli smartphone. L’uso di YouTube resta però consigliabile se si vuole privilegiare i video con una maggiore durata e se si desidera ampliare l’uso dell’immagine: questo ha permesso di far rimanere YouTube centrale anche la Generazione Z. La componente community è importante, soprattutto la sezione commenti. Le live risultano sempre più centrali, soprattutto dopo che Twitch è arrivato a monopolizzare tutta questa fetta di mercato: YouTube ha risposto con un ampliamento proprio delle live e un forte miglioramento nella sezione abbonati, permettendo ai creator di poter creare dei contenuti esclusivi solo per questi ultimi (anche se resta centrale avere un profilo dove la gran parte dei contenuti sono aperti a tutti gli utenti). Alla fine, tra YouTube e Twitch si è creato un legame di “coabitazione non ufficiale” : infatti, molte live della piattaforma viola vengono caricate su YouTube.

Twitch

Il sito delle live per eccellenza. La Gen Z lo segue anche se lo fa per lo più indirettamente. Molti, troppi, lo abbinano esclusivamente al gaming, ed è corretto, ma solo in parte: ormai, infatti, i contenuti e i format sono molto variegati, dalle discussioni sui più svariati argomenti, agli IRL (contenuti girati all’aperto con lo smartphone) dalla politica al calcio, al cinema, ai contenuti erotici al limite del soft porn, che però rimangono nelle linee guida che fornisce Twitch, che da una parte sono estremamente stringenti, soprattutto sui termini che incitano all’odio, e dall’altra molto libere, sulle parolacce, temi che si possono affrontare, tipi di format, eccetera. Inoltre, su questo social, oltre all’aspetto legato alle visualizzazioni, esiste la componente degli abbonamenti e delle donazioni che è fondamentale per guadagnare. Ci sono stati dei momenti in cui molti hanno creduto che Twitch avrebbe sostituito in grossa parte YouTube, prima con la “YouTube apocalypse”, e successivamente con l’inizio della pandemia: tutti eravamo in casa e avevamo il tempo di guardare delle lunghe live, così i loro guadagni sono aumentati. Con la conclusione dei lockdown i guadagni sono nuovamente diminuiti, e molti creator sono tornati su YouTube. Adesso rimangono in piedi solo i creator che si sono fatti un nome, continuando a guadagnare bene, ma per quanto Twitch sia molto usato, non riesce ancora a superare YouTube.

Le giovani generazioni hanno degli specifici canali con cui si relazionano con il mondo e si affidano sempre meno ai media tradizionali, preferendo i mass media digitali. Inoltre la comunicazione oggi ha sempre meno confini fisici, di costi e, in parte, linguistici. In particolare è interessante l’impatto che questa ha avuto su due generazioni: la Gen Z e l’Alpha. La prima ha vissuto la nascita e lo sviluppo di un mondo interconnesso, potendo vivere una parte della propria vita quando la rete non era ancora così preponderante, come oggi, e crescendo in una realtà che man mano continuava a digitalizzarsi sempre di più. Ma la vera sfida per chi lavora nella digital communication sarà riuscire ad adattarsi al linguaggio della Gen Alpha. I modi di comunicare dei ragazzi nati dopo il 2010 sono completamente diversi dai precedenti, e continuano a evolversi. L’Alpha è nata quando il digitale aveva già conquistato tutto il globo, ed è stata abituata fin dalla culla a rimanere connessa. Probabilmente la prossima generazione creerà linguaggi nuovi e si esprimerà attraverso nuovi canali, il compito degli professionisti del digitale sarà un continuo adattamento.