Time to (design) think!

Allacciamo le cinture! In questo articolo esploreremo le cause del declino dell’intrattenimento, la dipendenza da stimoli digitali e cosa emerge per colmare il vuoto. Ci domandiamo, infine, se è possibile un’alternativa etica e sostenibile nella creazione dei contenuti per il pubblico: spoiler, la risposta è sì e impatta notevolmente sulla modalità di fruizione dei canali da parte degli utenti.

In passato, i creativi pensavano di avere due scelte: ARTE o INTRATTENIMENTO, ma si sbagliavano di grosso. Immaginiamo l’economia creativa come una catena alimentare: fino a poco tempo fa, il pesce più grosso, l’intrattenimento, inghiottiva le arti. Qualcosa, però, sta cambiando: sta emergendo qualcosa di diverso, una nuova cultura che, tramite i canali digitali, si sta imponendo sia sull’arte, che sull’intrattenimento; un esempio di un primo segnale arriva proprio dai giganti dell’intrattenimento come Disney e Paramount che stanno lottando inaspettatamente per mantenere e/o consolidare la relazione con gli utenti sulle nuove piattaforme.

A questo punto ti starai domandando: e quindi cosa mi devo aspettare nel 2024? Potremmo azzardare che assisteremo all’ascesa della distrazione, un settore in rapida crescita nella “catena alimentare” culturale: non è arte e non è intrattenimento, ma un’attività incessante e ripetitiva. Pensiamo a TikTok, una piattaforma che si basa su stimoli che si ripetono quasi all’infinito.

Il settore della distrazione e la cultura della dopamina
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Derek Thompson ha pubblicato su X la grafica che puoi vedere qui sopra, che lui stesso considera provocatoria, che definisce la cultura della dopamina e il suo impatto. La grafica mostra l’evoluzione del nostro approccio a numerosi ambiti della vita e proviene da uno studio sullo stato della cultura, secondo cui il settore in maggior crescita dell’economia culturale sarebbe quello della distrazione.

Prima di continuare: cosa si intende per cultura della dopamina?
La cultura della dopamina si riferisce all’ambiente digitale in cui siamo immersi, dove le piattaforme e i contenuti sono progettati per generare rapidi e ripetuti stimoli che catturano l’attenzione e la mantengono attivando il rilascio di dopamina nel cervello, il neurotrasmettitore associato al piacere e al rinforzo del comportamento. Questi stimoli, come i like sui social media o i video brevi su TikTok, possono creare dipendenza e influenzare il nostro modo di interagire con la tecnologia e il mondo circostante.

Come mostrato nel grafico, l’evoluzione delle attività passa per la velocità, nella quale ci siamo abituati alla rapidità con cui consumiamo contenuti e interagiamo con le piattaforme digitali, spesso senza riflettere a fondo sul loro impatto sulla nostra salute mentale e sulle relazioni personali.

Se consideriamo un’ottica diversa da quella che contrappone semplicemente arte e intrattenimento, la distrazione potrebbe essere paragonata a una breve pausa, simile a quella in un autogrill lungo un viaggio. Sebbene possa sembrare un’idea allettante, l’obiettivo non dovrebbe essere quello di creare dipendenza. Le piattaforme tecnologiche, i nuovi protagonisti della nostra era, sembrano invece puntare a creare un ambiente in cui gli utenti sono fortemente coinvolti, a volte anche in modo eccessivo. Le piattaforme sono progettate per mantenere gli utenti impegnati in un ciclo continuo di stimoli, spesso utilizzando tecniche che sfruttano proprio il rilascio di dopamina nel cervello. Ad esempio, persino l’uso di occhiali per la realtà virtuale, che promettono esperienze coinvolgenti e rilassanti, può comportare rischi di dipendenza. 

 “Se non stai pagando per un prodotto, allora vuol dire che il prodotto sei tu” (o la tua attenzione). Questa è una delle affermazioni che Tristan Harris, ex esperto di etica del design digitale in Google, riporta nel docufilm The social dilemma. E le più grandi società dei nostri tempi fanno a gara per accaparrarsi l’attenzione degli utenti. Quindi potremmo dire che il modello imprenditoriale di queste aziende sia quello di tenere agganciati gli utenti allo schermo per il maggior tempo possibile. E le conseguenze sono, alle volte, evidenti: anedonia, l’assenza di piacere, e l’ascesa della depressione da TikTok (o simili). Come conferma Jonathan Haidt, psicologo sociale: “Tra il 2011 e il 2013 è iniziata un escalation della depressione e ansia degli adolescenti americani”.

Alternative positive nell’era digitale

Per contrastare questa cultura c’è anche chi, in maniera molto creativa, sta progettando strumenti per riconnettersi alla vita reale. Un esempio geniale è quello di Hinge, un’app di incontri che “is built on the belief that anyone looking for love should be able to find it. It’s also built on an acclaimed Nobel-Prize-winning algorithm, so we can succeed in getting you out on promising dates, not keeping you on the app”. Secondo i dati raccolti da Hinge, la Gen Z passa 1000 ore in meno in compagnia di altre persone rispetto alle generazioni precedenti. Per questo motivo, l’azienda ha pubblicato un libro dalle esatte dimensioni di uno smartphone che contiene suggerimenti su come connettersi nella vita reale (se sei curioso trovi qui l’Hinge Phonebook).

Nell’approccio ai canali digitali, è fondamentale sottolineare anche l’importanza di utilizzare i dati in maniera etica e virtuosa. Nel processo di progettazione dei contenuti, infatti, consideriamo attentamente le caratteristiche dei canali digitali e i formati più adatti all’interazione con l’audience. Il nostro obiettivo primario è creare contenuti che apportino un valore tangibile all’audience di riferimento, soddisfacendo i loro bisogni attraverso approfondimenti, formazione e consigli pratici. In questo modo ci impegniamo a utilizzare le informazioni raccolte in modo responsabile, mirando a migliorare l’esperienza degli utenti e a promuovere un impatto positivo nella loro vita digitale e reale.

Sebbene non possiamo influenzare direttamente la dinamica dei canali, possiamo agire sull’utilizzo etico dei canali stessi, creando contenuti che rispettino gli utenti e offrano un’esperienza positiva e costruttiva.

Seguiamo, infine, il consiglio della Dott.ssa Lembkel, nel libro“L’era della dopamina”, e di tanto in tanto, stacchiamo la spina; immergiamoci nella vita reale, nella natura, tra amici strampalati o con i nostri amici a quattro zampe, sono migliori di qualsiasi esperienza virtuale o digitale.