Time to (design) think!

Questo articolo delinea le scelte strategiche coinvolte nella progettazione della gamification nei processi aziendali, seguendo un approccio orientato al design: analizzeremo le tre dimensioni principali della gamification, evidenziando le sfumature della competizione e le implicazioni per il coinvolgimento dei partecipanti, ed esamineremo poi le cinque tipologie di giochi utilizzate nella gamification aziendale.

Nell’articolo precedente, che potete trovare qui, abbiamo analizzato come affrontare la trasformazione dei processi aziendali attraverso la gamification; in questo articolo vedremo a livello più operativo le scelte strategiche necessarie nella fase di design della gamification, analizzando quali sono le diverse sfumature della competizione per poi approfondire le tipologie dei giochi.

Prima di iniziare ricordiamo che la progettazione accurata è condizione necessaria per far sì che la gamification sia un valido strumento di supporto alla trasformazione delle organizzazioni rispetto agli obiettivi aziendali.

Le tre dimensioni della gamification

La gamification può essere suddivisa in tre dimensioni principali rispetto all’analisi di come si svolge il processo organizzativo oggetto della gamification stessa, che può essere competitiva, individuale e collaborativa.

Nei giochi competitivi la sfida è sempre verso altri partecipanti. La sfida è, quindi, quella di far meglio e superare gli altri (siano essi persone, macchine, automi, algoritmi e chi più ne ha più ne metta). Il confronto con gli altri si basa sulla logica del vincitore vs sconfitti: chi vince è colui che ha raggiunto il risultato migliore e con la modalità più efficiente. Questa tipologia di competizione non richiede la fiducia verso gli altri ma, al contrario, una forte convinzione in se stessi da parte di tutti i giocatori. Porre, infatti, una sfida ritenuta troppo difficile potrebbe generare subito senso di impossibilità, abbandono e sfiducia.

Nei giochi individuali, invece, l’unico benchmark di riferimento è il singolo partecipante e la sfida non riguarda il superare altri ma il superare o raggiungere un qualche obiettivo/standard. Le ragioni che spingono a partecipare, come anche il giudice finale e la motivazione alla gara sono elementi da ricercarsi nell’interiorità di ogni “giocatore”. Non richiedendo nessun confronto con gli altri, questo tipo di gamification ha meno barriere relazionali ma presenta anche alti rischi di abbandono della sfida. Mancando gli aspetti di riconoscibilità sociale della vittoria è necessario che ci siano gratificazioni o ricompense certe al raggiungimento dei diversi obiettivi.

Infine, nei giochi collaborativi si va a lavorare sulle logiche di relazione e di squadra perché la sfida non è del singolo verso tutti gli altri ma è di un gruppo verso gli altri. Se da un lato è necessario aver fiducia negli altri membri del team, dall’altro si inserisce nelle logiche generali del processo di gamification il problema del free rider che potrebbe abbattere la motivazione alla partecipazione (un interessantissimo aspetto della teoria dei giochi che meriterebbe un articolo a parte valutandolo in seno alle logiche dei processi organizzativi, ndr). I giochi collaborativi all’interno dei processi aziendali richiedono una grande capacità di leadership da parte dell’organizzazione stessa per una continua necessità di controllo e indirizzo dei comportamenti che si instaureranno. Maggiore sarà l’eterogeneità dei soggetti che partecipano ad un gioco collaborativo e maggiore sarà l’arricchimento che tutti ne potranno avere ma, allo stesso tempo, più grande sarà la complessità di dare supporto ai comportamenti interni ai gruppi.

Le cinque tipologie di giochi nella gamification
A fronte di tre tipologie di competizione, cinque sono invece le categorie in cui normalmente si dividono i giochi.

1. Giochi isolati
Sono giochi che hanno come principale obiettivo quello dell’intrattenimento del partecipante in un tempo delimitato e dedicato proprio all’attività di gioco. Di solito, si utilizzano giochi già sperimentati dell’utente (es. Arkanoid, PacMan, ecc) così da non aver bisogno di impegnarlo nella comprensione del gioco stesso.

2. Giochi di scoperta
Sono giochi che richiedono che l’utente tenga un atteggiamento di scoperta verso un valore/comportamento che si vuole far apprendere. Spesso questi giochi sono caratterizzati dalla richiesta al giocatore di trovare un contenuto presente in un media che, quindi, deve essere fruito con attenzione.

3. Giochi di comportamento
Sono giochi che richiedono all’utente di mettere in atto un comportamento premiando l’intenzione o l’avvio di tale comportamento virtuoso. Spesso nel gioco non viene richiesto di agire direttamente il comportamento obiettivo dell’apprendimento ma una sua metafora.

4. Giochi di monitoraggio
Sono giochi che servono per verificare l’effettiva messa in opera di un comportamento atteso o l’effettiva realizzazione di una modalità d’azione. L’incedere del gioco tiene conto, a livelli di tempo prestabiliti, di quante volte viene agito il comportamento da apprendere.

5. Giochi d’azione
Sono giochi estemporanei che servono per mantenere alta l’attenzione dei giocatori rispetto al percorso stesso di gamification perché richiedono loro di rispondere con prontezza a sollecitazioni non pianificabili, obbligando, quindi, i giocatori a essere attenti con continuità.

L’Importanza della progettazione dei processi di gamification

Dopo aver esplorato in questi due articoli diversi aspetti della fase di progettazione di percorsi di gamification dei processi aziendali, risulta chiaro quanto sia fondamentale progettare attentamente i processi di gamification all’interno dell’azienda. Un approccio ben strutturato e mirato può, infatti, non solo aumentare l’engagement dei dipendenti, ma anche ridurre al minimo l’incertezza del risultato.

In conclusione, la gamification rappresenta un’opportunità unica per rivoluzionare i processi aziendali, trasformando l’apprendimento di comportamenti attesi in esperienze divertenti e gratificanti.

Cosa fare per assicurarsi il successo dell’iniziativa?

Noi risponderemmo: tenere un corretto approccio da designer, di cui speriamo di avervi fornito un’utile traccia progettuale.